Lavorazione della terracotta

Lavorazione della terracotta

Fase 1

Estrazione

La lavorazione dei manufatti in terracotta prende inizio dalla cava, solitamente ubicata accanto alla fornace per evidenti motivi di praticità, dove l’argilla viene estratta nel periodo estivo, momento in cui la terra è più asciutta. La terra, prima di essere macinata, viene fatta asciugare all’esterno e successivamente immagazzinata sotto una loggia. Contrariamente ad altre argille – già pure, o quasi, in natura– il galestro imprunetino è ricco di parti grossolane e sassose che devono essere eliminate per ottenere un prodotto di alta qualità e con una buona resistenza alle intemperie.

Fase 2

Macinazione

Una volta immagazzinata nella loggia, la terra subisce un ulteriore selezione del sasso man mano che affiora in superficie, così facendo la terra che andrà all’interno del mulino avrà meno impurità. È fondamentale l’eliminazione del sasso per ottenere un prodotto di alta qualità e con un ottima resistenza alle intemperie. La macinazione viene fatta mediante un mulino a martelli, questi girano ad altissima velocità frantumando la terra che, attraverso una griglia che fa da vaglio passa successivamente nella camera di contenimento.

Fase 3

Impastatura

La terra una volta macinata e ridotta in polvere, viene impastata con acqua, in percentuali diverse a seconda del suo utilizzo - che vedremo nelle tecniche di lavorazione - mediante un’impastatrice che tramite un braccio ruotante impasta l’acqua con la terra.

Fase 4

Realizzazione

La fase di creazione dei manufatti avviene attraverso diverse tecniche tradizionali tramandate da generazioni. La "Posteggiatura" è la tecnica più antica, eseguita interamente a mano senza l'ausilio di calchi; la lavorazione "A Guscio" prevede l'uso di una forma interna su cui viene pressata l'argilla; infine la tecnica "A Calco" utilizza stampi componibili in gesso per riprodurre fedelmente decori e forme in negativo.

Fase 5

Essiccazione

La necessaria fase di essiccazione prima della cottura nel forno richiede un tempo molto variabile a seconda della stagione e del tempo, e per certi manufatti può arrivare anche a due mesi. È un processo indispensabile dato che una cottura precoce rispetto all’essiccazione può causare la rottura della terracotta Durante l’essiccazione, la colorazione grigio scuro del manufatto determinata dall’acqua diventa più chiara. Questo processo deve essere graduale per evitare deformazioni o spaccature che possono prodursi nel caso di un’esposizione troppo precoce alla luce diretta e al calore del sole.

Fase 6

Cottura

Il processo di cottura che adesso avviene con il forno alimentato a gas, in precedenza veniva svolto nel forno romano, alimentato a legna. Questo processo ha la durata di 60 ore circa, Il picco massimo di temperatura è di 1000 gradi, questi devono essere raggiunti gradualmente, come anche la discesa, un qualsiasi shock termico comprometterebbe i manufatti all’interno del forno.

Fase 7

Bagnatura

Il processo successivo alla cottura è la bagnatura, una volta tolti i manufatti dal forno, già a bassa temperatura, vengono posizionati all’esterno e bagnati con acqua. Questo processo è fondamentale per evitare che i manufatti in terracotta avvii un processo di fermentazione interno, che porterebbe a sgretolare l’oggetto con il passare del tempo.

[ Lavorazione ]

La Posteggiatura

La più antica delle tecniche di lavorazione

La posteggiatura è la più antica delle tecniche e viene svolta interamente a mano, senza l’ausilio di alcuna forma o posteggiatura. È anche la tecnica più difficile, essendo affidata interamente all’abilità e all’esperienza del artigiano. Prima di iniziare viene eseguito un disegno che riproduce le fattezze del vaso e le relative misure, tenendo conto del fatto che il materiale, asciugando, si riduce dall’8% al 10%. La lavorazione parte da un piano di appoggio, di cotto o di legno, sul quale viene creata la “fondatura”, ovvero la base dell’oggetto, mediante l’utilizzo un “mozzo” di terra, cioè di una palla di argilla, che viene spianata con le mani per imprimerle un verso circolare, e lasciandola un po’ rialzata ai lati in modo da potervi attaccare bene il “lucignolo”: l’argilla infatti, prima di essere usata, va stesa su un piano e le va data una forma allungata, come un lungo panetto (o “baco”), chiamato appunto “lucignolo”.

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A Guscio

Il manufatto viene realizzato con l’ausilio di una forma

Nella lavorazione a guscio il manufatto viene realizzato con l’ausilio di una forma, un tempo in cotto, oggi per lo più in gesso, che viene cosparsa di polvere di terracotta per evitare che l’argilla che si sta usando per formare il vaso vi si “attacchi”. L’argilla viene pressata dall’esterno seguendo le modalità della tecnica precedente, ovvero “posteggiando” il lucignolo intorno alla forma. L’elemento rimane fermo mentre la persona, procedendo all’indietro, gira intorno premendo l’argilla sulla forma stessa. Una volta terminata questa fase, il vaso viene immediatamente capovolto su un piano d’appoggio, poi se ne estrae la forma.

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A Calco o Stampo

La lavorazione a calco o stampo è stata utilizzata in tempi più recenti

La lavorazione a calco o stampo è stata utilizzata diffusamente in tempi più recenti, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Utilizza stampi componibili in cotto, o più comunemente in gesso, all’interno dei quali l’argilla viene pressata manualmente, in modo da riprodurre la forma del manufatto “in negativo”. Quando l’argilla si è parzialmente asciugata, le pareti della forma esterna, dotate generalmente di festoni o decorazioni di diverso tipo, vengono rimosse lasciando il vaso già definito in tutti i suoi decori e le sue forme. A questo punto l’oggetto viene lisciato e rifinito in tutti i suoi dettagli.